Val d’Aveto in autunno: funghi, castagne e borghi di pietra
Quando sulla costa si gioca ancora a fingere che sia estate, alle spalle di Chiavari l'Appennino ha già cambiato registro. La Val d'Aveto in autunno è il versante più alpino della Liguria: pascoli d'alta quota, faggete che da metà ottobre virano dal verde al giallo e poi al color mattone, castagneti nelle borgate più basse e boschi che, nelle annate buone, si riempiono di funghi.
In questa stagione le montagne si svuotano e diventano più silenziose. Da Genova o dal Tigullio basta una giornata, ma un fine settimana permette di vedere con calma Santo Stefano d'Aveto e Rezzoaglio e di camminare nel cuore del Parco naturale regionale dell'Aveto.
Il Parco dell'Aveto e i colori del foliage
Il Parco naturale regionale dell'Aveto, con sede a Borzonasca, abbraccia un paesaggio dominato dalle cime più alte dell'Appennino ligure, tra i 1.600 e i 1.800 metri. È il faggio a dare lo spettacolo d'autunno: attorno al passo del Tomarlo le faggete si stendono a perdita d'occhio e lungo l'anello del monte Penna si cammina su un tappeto di foglie.
Il cuore del parco è la Foresta delle Lame, nel territorio di Rezzoaglio. Tra gli alberi si aprono piccoli laghi di origine glaciale, il più noto dei quali è il Lago delle Lame; sulle sponde dei laghetti crescono perfino piante insettivore. Accanto al lago c'è il Museo del Bosco, un'esposizione dedicata alle foreste del parco: gli orari variano con la stagione, quindi conviene controllarli prima di salire.
Chi cammina di più trova la Riserva delle Agoraie, con il Lago degli Abeti, e l'Alta Via dei Monti Liguri. Il momento migliore per il foliage dipende dall'andamento della stagione: in genere la metà di ottobre è il periodo in cui le faggete d'alta quota cominciano a cambiare colore.
Santo Stefano d'Aveto e Rezzoaglio, i borghi della valle
Santo Stefano d'Aveto sta a poco più di mille metri ed è un borgo Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Lo domina il castello dei Malaspina, costruito nel 1164 e passato poi ai Fieschi e ai Doria: oggi ne restano soprattutto le mura perimetrali, considerate tra le opere difensive più interessanti della provincia di Genova. Alle spalle del paese si alza il monte Maggiorasca, indicato come la vetta più alta dell'Appennino ligure.
Rezzoaglio è la porta della parte più selvaggia della valle, tra boschi, ruscelli e frazioni sparse come Villanoce, Parazzuolo e la piana di Cabanne. È il punto di partenza naturale per il Lago delle Lame e per le escursioni a piedi o a cavallo.
Per vivere la Val d'Aveto in autunno anche a tavola, i sapori da cercare sono pochi e precisi:
- il San Stè, formaggio di Santo Stefano d'Aveto prodotto con latte crudo;
- il sarasso, ricotta pressata, salata e stagionata, da mangiare con polenta o patate lesse;
- le patate quarantine bianche, varietà tipica della montagna genovese;
- miele, canestrelli e pinolata, i dolci del paese;
- la farina di castagne macinata in stagione, che si trova nei negozi della valle.
Castagne e funghi nella Val d'Aveto in autunno
Più in basso dei pascoli, verso le borgate di Santo Stefano e il fondovalle di Borzonasca, iniziano i castagneti. Attenzione però: molti castagneti sono privati, e dove i cartelli segnalano che la raccolta dei prodotti del bosco è riservata le castagne restano al proprietario.
Poi ci sono i funghi. La valle e il Parco dell'Aveto sono tra le zone storicamente più conosciute della Liguria per la raccolta, insieme alla Val Trebbia e alla Fontanabuona. La stagione però cambia molto da un anno all'altro.
Le regole per raccogliere funghi in Liguria
La raccolta in Liguria è regolata dalla legge regionale 17 del 2014. Prima di andare per boschi nella Val d'Aveto in autunno è bene conoscere almeno le regole principali che la legge fissa per tutta la regione:
- si possono raccogliere solo specie commestibili, entro 3 chili al giorno a persona in totale, di cui al massimo 1 chilo di ovoli; i chiodini non hanno limiti;
- l'ovolo (Amanita caesarea) non si può raccogliere quando è ancora chiuso;
- i funghi vanno raccolti interi e riposti in contenitori che lascino cadere le spore, come i cestini: vietati i sacchetti di plastica e i contenitori chiusi;
- vietati rastrelli, uncini e attrezzi che rovinano il terreno; il bastone è ammesso solo per cercare;
- la ricerca è vietata dal tramonto al sorgere del sole;
- nei parchi regionali la raccolta può essere vietata nelle aree individuate dall'ente di gestione.
La legge permette poi ai comuni montani, agli enti parco e ai consorzi di proprietari di subordinare la raccolta a un tesserino a pagamento e di fissare giorni di sospensione: le zone riservate sono segnalate con cartelli lungo i confini. Il tesserino si può acquistare anche attraverso la piattaforma GeoTicket. Prezzi, giorni di divieto e zone cambiano da comune a comune, quindi prima di partire conviene informarsi presso il Parco dell'Aveto o il comune in cui si intende raccogliere.
Come organizzare la gita nella Val d'Aveto in autunno
La valle si raggiunge in auto da Chiavari salendo verso Borzonasca e poi verso Rezzoaglio e Santo Stefano d'Aveto: la strada è panoramica ma piena di curve, e in quota le temperature scendono in fretta. Scarpe da trekking e giacca impermeabile sono indispensabili.
Per chi ama camminare tra i colori, un buon punto di partenza è il nostro racconto sull'autunno nei parchi regionali liguri. Chi invece ha la passione dei porcini può confrontare la Val d'Aveto con un'altra zona storica del Ponente, raccontata nell'articolo sulla tradizione dei funghi a Bardineto, mentre per una giornata più tranquilla tra i castagni c'è la nostra passeggiata nei boschi della Riviera di Ponente.
La Val d'Aveto in autunno chiede solo di partire presto, rispettare il bosco e fermarsi a pranzo in paese. Le informazioni aggiornate su sentieri, musei e regole di raccolta sono sul sito del Parco naturale regionale dell'Aveto.





